I libri del Cuore

Alessia De Santis ci consegna un libro interessante, non celebrativo, della figura di Carlo di Borbone, e apporta nuovi elementi di conoscenza del carattere e della sensibilità di questo Re che salì giovanissimo sul trono del Regno di Napoli. Egli ebbe a cuore il suo Regno, tanto da “creare modelli produttivi, che dovevano fungere da propulsori dell’emancipazione proficua del territorio”. Ma Carlo, consapevole anche che l’arte e la cultura dovevano camminare di pari passo con l’economia, “aveva saputo creare, a Napoli, la Bellezza, come l’avevano saputo fare i suoi antenati, i Medici e i Farnese, in tutta Italia”. La storia di Carlo di Borbone, erede dei Medici e dei Farnese, ha le sue radici nel Quattrocento e nel Cinquecento italiani. Una storia ricca di passioni e di intrighi, raccontando la quale si riesce a comprendere l’eredità morale di Carlo e l’amore per l’arte, che tanto deve al mecenatismo delle sue famiglie di origine. Arte non fine a se stessa, ma ambasciatrice di buon gusto e di eleganza, di ricchezza e di cultura, che, nel caso del Rinascimento Italiano, molto ha influenzato il mondo di quel tempo. Questo libro dimostra, rifacendo la storia dei musei italiani, che l’arte e i principali siti UNESCO italiani sono uniti da un’unica matrice che ci riporta alle grandi famiglie illuminate del Rinascimento della nostra penisola. Non a caso il libro si apre con questa frase: “Nel 1738, a Firenze fu emanato un editto: “l’emigrazione dei toscani verso Napoli fu vietata. Il granduca Francesco Stefano di Lorena provava così a fermare l’emorragia che stava dissanguando di forza vitale il dominio che era stato dei Medici. Molti lasciavano Firenze per accorrere alla corte Napoletana dell’ultimo erede delle grandi famiglie rinascimentali, quel Carlo di Borbone nelle cui vene scorreva, per parte di madre, sia il sangue dei Medici che quello dei Farnese.” Ed è interessante scoprire , continuando a leggere, il perché di questo spostamento dell’asse culturale del ‘700 verso Napoli, a soli 4 anni dall’insediamento sul trono di Carlo di Borbone.

Ho letto con voracità, salvo poi a ritornarci con curiosità, questo libro che Alessia De Santis consegna a coloro che hanno a cuore di conoscere la storia vera, quella che non esalta i vincitori, ma rende giustizia alla saggezza e alla lungimiranza di un sovrano illuminato che ha saputo fare grande un regno impoverito e immiserito da secoli di assoggettamento a conquistatori stranieri. Il libro si divide in tre parti, con 3 appendici e una ricca bibliografia, che dimostra quanto abbia ricercato e studiato l’autrice, per offrirci un testo intenso e interessante sapientemente “condensato” in solo 148 pagine. Nulla viene tralasciato e la forma, scorrevole e chiara, ci accattiva fin dalle prime pagine. Da Elisabetta Farnese, madre di Carlo, alle guerre di successione polacca, tra intrecci familiari per mantenere dinastie o crearne altre, si va delineando quel “filo sottile … che ha posto in relazione quelli che oggi sono musei come la Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze, la Galleria Corsini e i Musei Capitolini a Roma, tutti i siti borbonici a Napoli e dintorni.” E non manca, finalmente, la sottolineatura di come le donne, tra le quali Elisabetta Farnese e Maria Teresa d’Austria, hanno scritto parte della storia d’Europa.

Per “Persano nel Cuore”- Alessandra Gallotta

Gerardo Minnai

“La spiga ritrovata”

I ricordi di chi, a venti anni, nel 1960 ha dovuto lasciare con tutta la famiglia Persano. Il Borgo rivive nelle parole dell’autore e nelle belle fotografie che arricchiscono le centocinquanta pagine del volume. Il perché del titolo “La spiga ritrovata” lo troviamo nel capitolo “L’addio”: “Ho pensato sempre ai miei trascorsi a Persano, sono passati più di cinquant’anni dal mio distacco ed una mattina, seduto, nello studio, nel volgere lo sguardo sopra una foto posta sulla scrivania, che mi ritrae a cavallo, ho cercato quel libro di storia che ancora conservo: ho ritrovato la spiga di grano che con tanto amore avevo conservato ed ho rivisto il mio vissuto di quei primi vent’anni andati…” I proventi del volume, che può essere richiesto direttamente ai numeri indicati nella sezione “Contattaci”, saranno interamente devoluti all’Associazione “Persano nel cuore”.

Dello stesso autore:

Di imminente pubblicazione


Alessandra Gallotta

“La bambina con la gonna gialla”

“Ho guardato sempre con stupore alle persone che hanno attraversato la vita conservando intatta la freschezza e la capacità di meravigliarsi di fronte ai miracoli di ogni giorno. Queste pagine sono per loro”. E’ la dedica scritta nel risvolto di copertina dall’autrice di questo intenso quanto bel libro di poesie. Chi lo volesse, può richiederlo direttamente ad Alessandra Gallotta all’indirizzo e mail o al numero di telefono indicato nella sezione “Contattaci” di questo sito. Anche in questo caso i proventi saranno interamente devoluti alla nostra Associazione.

Antonino Gallotta

“Le origini e lo sviluppo delCavallo salernitano persano”

Dall’autore che del cavallo, e del Cavallo persano in particolare, conosce letteralmente tutto, un classico oramai introvabile. Un volume che meriterebbe di essere ristampato.

Dello stesso autore:

“Persano: viaggio della memoria tra butteri e cavalli”

Un volume ricco non solo di ricordi, ma di notizie, documenti e immagini belle quanto rare. Un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di ogni persanese e che affascina anche chi, pur non essendo persanese, ha “Persano nel cuore”.

Maria Magrini

“Semplice e genuino. A Persano così mangiavamo”

Questa pubblicazione non è solo una raccolta di ricette che che permettono la preparazione di piatti veloci e appetitosi. Semplice e genuino, infatti, oltre che un modo di mangiare sano, era un modo di vivere i cui valori l’autrice tenta di recuperare e trasmettere ai figli e ai nipoti.

Antonino Gallotta

“Cavalli, Allevatori e Cavalieri alle porte del Cilento”


Il libro intende rievocare quasi tutti i personaggi che hanno avuto parte attiva nello sviluppo e nella fortuna del cavallo delle nostre terre. L’epoca di riferimento è un arco di 27 anni (1945-1972) durante i quali, pur assistendo al declino dell’impiego del cavallo, si impegnarono affinché il persano e il salernitano non subissero la totale scomparsa. Anche i proventi della vendita di questo volume saranno devoluti alla “Associazione Persano nel Cuore”

 

Gennaro Pane

“L’importante ruolo del Cavallo Persano negli sport equestri”

Il cavallo persano è stato anche l’oggetto di una tesi di laurea che ha riscosso molto interesse anche in ambito accademico. L’autore sarà tra i relatori ad un prossimo convegno che la nostra Associazione sta organizzando e che avrà per argomento proprio il cavallo della Razza Governativa Persano nello sport.

Mariangela Sansone

“La vendetta degli anti-eroi”

a cura di Stefano Giorgi e Fabio Zanello

Il libro contiene saggi su “Il cinema di Nicolas Winding Refn”, danese, autore di thriller polizieschi di ultima generazione, che è conosciuto tra gli appassionati di questo genere. Tra i vari saggi in esso pubblicati, ve ne è uno di Mariangela Sansone, figlia di persanesi, che si sta specializzando in critica cinematografica soprattutto sui thriller e sul genere horror.

Gerardo Sinatore

“Malacapezza, un cavallo persano per Napoleone”

malacapezza

Dal poliedrico autore, tra gli altri, di “Anarchia d’amore, “L’orso e le rose”, “Dalla steppa a Montelepre”, questo romanzo storico ambientato tra il 1806 e il 1811 nella nostra regione e che prende il nome dal cavallo che Gioacchino Murat aveva deciso di regalare a Napoleone Bonaparte. Un bellissimo libro che per chi ha “Persano nel Cuore” assume un significato ed un fascino particolari.

“…Malacapezza era molto conosciuto per la sua maestosità e bellezza e la sua fama era andata evidentemente ben oltre la grande riserva e né a Carditello, né a Tre Santi e né a Ficuzza, s’erano mai sognato un esemplare così.Sempre sull’occhio perché di ottima memoria, intelligente e nevrite, aveva la testa altera di forma conica, le orecchie piccole e appuntite, le froge frementi, il garrese lungo e pronunciato, l’incollatura possente, un collo di cigno d’inconfondibile bellezza, maestoso quanto occorreva alla sua innata alterigia eppoi, una muscolatura scolpita che vibrava sotto un manto cinereo come il cielo in tempesta, la schiena forte, le gambe agili e robuste con le estremità fini ed

asciutte, gli zoccoli ampi e solidi, il posteriore massiccio e scattante, la coda lunga e lucente con l’attaccatura alta e lontana dal corpo di grande eleganza e bellezza ed infine, una criniera bianchissima, setosa, folta e leggera come filamenti di medusa. Di “Medusa” aveva anche lo sguardo pietrificante: un lampo impetuoso dal quale chiunque, guardandolo, avrebbe preferito starsene alla larga. Ecco perché quel nome: “Malacapezza”.

Alessia De Santis ci consegna un libro interessante, non celebrativo, della figura di Carlo di Borbone, e apporta nuovi elementi di conoscenza del carattere e della sensibilità di questo Re che salì giovanissimo sul trono del Regno di Napoli. Egli ebbe a cuore il suo Regno, tanto da “creare modelli produttivi, che dovevano fungere da propulsori dell’emancipazione proficua del territorio”. Ma Carlo, consapevole anche che l’arte e la cultura dovevano camminare di pari passo con l’economia, “aveva saputo creare, a Napoli, la Bellezza, come l’avevano saputo fare i suoi antenati, i Medici e i Farnese, in tutta Italia”. La storia di Carlo di Borbone, erede dei Medici e dei Farnese, ha le sue radici nel Quattrocento e nel Cinquecento italiani. Una storia ricca di passioni e di intrighi, raccontando la quale si riesce a comprendere l’eredità morale di Carlo e l’amore per l’arte, che tanto deve al mecenatismo delle sue famiglie di origine. Arte non fine a se stessa, ma ambasciatrice di buon gusto e di eleganza, di ricchezza e di cultura, che, nel caso del Rinascimento Italiano, molto ha influenzato il mondo di quel tempo. Questo libro dimostra, rifacendo la storia dei musei italiani, che l’arte e i principali siti UNESCO italiani sono uniti da un’unica matrice che ci riporta alle grandi famiglie illuminate del Rinascimento della nostra penisola. Non a caso il libro si apre con questa frase: “Nel 1738, a Firenze fu emanato un editto: “l’emigrazione dei toscani verso Napoli fu vietata. Il granduca Francesco Stefano di Lorena provava così a fermare l’emorragia che stava dissanguando di forza vitale il dominio che era stato dei Medici. Molti lasciavano Firenze per accorrere alla corte Napoletana dell’ultimo erede delle grandi famiglie rinascimentali, quel Carlo di Borbone nelle cui vene scorreva, per parte di madre, sia il sangue dei Medici che quello dei Farnese.” Ed è interessante scoprire , continuando a leggere, il perché di questo spostamento dell’asse culturale del ‘700 verso Napoli, a soli 4 anni dall’insediamento sul trono di Carlo di Borbone.

Ho letto con voracità, salvo poi a ritornarci con curiosità, questo libro che Alessia De Santis consegna a coloro che hanno a cuore di conoscere la storia vera, quella che non esalta i vincitori, ma rende giustizia alla saggezza e alla lungimiranza di un sovrano illuminato che ha saputo fare grande un regno impoverito e immiserito da secoli di assoggettamento a conquistatori stranieri. Il libro si divide in tre parti, con 3 appendici e una ricca bibliografia, che dimostra quanto abbia ricercato e studiato l’autrice, per offrirci un testo intenso e interessante sapientemente “condensato” in solo 148 pagine. Nulla viene tralasciato e la forma, scorrevole e chiara, ci accattiva fin dalle prime pagine. Da Elisabetta Farnese, madre di Carlo, alle guerre di successione polacca, tra intrecci familiari per mantenere dinastie o crearne altre, si va delineando quel “filo sottile … che ha posto in relazione quelli che oggi sono musei come la Galleria degli Uffizi e Palazzo Pitti a Firenze, la Galleria Corsini e i Musei Capitolini a Roma, tutti i siti borbonici a Napoli e dintorni.” E non manca, finalmente, la sottolineatura di come le donne, tra le quali Elisabetta Farnese e Maria Teresa d’Austria, hanno scritto parte della storia d’Europa.

Per “Persano nel Cuore”- Alessandra Gallotta

Author: Fausto Bolinesi

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